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torna in cima alla pagina Ciao, artisti


Spero di averti divertito, e magari anche averti fatto riflettere un po’ sull’individualità dell’arte, da qualsiasi parte la si guardi.
Esiste una categoria di artisti, in genere definiti dilettanti, che desiderano soltanto esprimere se stessi e non hanno mai pubblicato nulla né hanno seria intenzione di farlo. È un oceano di sconosciuti piccoli artisti, spontanei e puri, che non si preoccupano se le loro composizioni possono piacere o meno ad altri. D’altronde, cos’è l’arte se non la più completa libertà espressiva? Dentro o fuori schemi e forme predefinite, canalizzata o meno, non c’è differenza. Si potrà tentare di darle una definizione a posteriori, ma nel momento della sua creazione essa è libera, una libera espressione dell’artista.
Raccontando sé stessi si raccontano anche gli altri, poiché c’è qualcosa di intangibile e coinvolgente che unisce molti artisti: la sensibilità.
Non sono tempi, questi, per gli esseri sensibili. Eppure la sensibilità è sincera quanto l’amore, andrebbe coltivata con cura, incentivata, cercata anche dove non c’è. É un valore.
Come sarebbe il mondo se fosse guidato dalla sensibilità? Sicuramente migliore e più evoluto di quanto non sia adesso, poiché la sensibilità si porta appresso altri valori altrettanto importanti e determinanti per la vita di un uomo, come ad esempio la solidarietà, la tolleranza, l’amore.
L’animo sensibile è ingenuo perché ha il coraggio di credere nelle persone, ama il passato ma guarda al futuro.
Rinchiudere la sensibilità è come restringere la libertà umana entro una prigione, con l’unico scopo di produrre ricchezza per sé e per gli altri e far passare il tempo.
Essere artisti non significa necessariamente essere conclamati e famosi: ognuno di noi è un piccolo grande artista ogni volta che esprime qualcosa che sente e che prova dentro di sé. La sensibilità in sé non è una capacità letteraria o artistica, è qualcosa che va oltre, che si legge anche tra le righe dello scritto di un bambino.
Divulgare la propria arte significa mettere a disposizione degli altri una parte di noi remotamente nascosta. È come presentarsi agli altri con la faccia che non mostriamo mai per paura di essere giudicati, derisi, o più semplicemente perché non siamo abituati a mostrarla.
Siamo artisti ogni qualvolta nel nostro piccolo creiamo qualcosa che sentiamo appartenerci.
Potrà essere forse definita un’arte povera e popolare, forse non farà guadagnare una lira, ma è meglio così. Comunque sia siamo parte del mondo e ciò che di artistico facciamo è una traccia, un ideale di libertà che lasciamo in eredità ai nostri figli, con l’augurio che ne facciano buon uso.
 
         
             


" Beati coloro che sapranno ridere di loro stessi,
perché si divertiranno moltissimo "
(Anonimo)
 
         
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